Il telescopio dell'Università di Siena scopre un altro Giove vicino a un altro Sole

Martedì, 24 Aprile 2018
Rappresentazione artistica del pianeta extrasolare KPS-1b e della sua stella

Il telescopio dell'Università di Siena scopre un altro "Giove" vicino a un altro "Sole".
Si chiama KPS-1b, ed è un pianeta extrasolare alla cui scoperta ha contribuito anche l'Osservatorio astronomico dell'Ateneo senese.

 

In tempi di telescopi spaziali sempre più potenti e negli stessi giorni del lancio del nuovo cacciatore spaziale di esopianeti TESS, è davvero un'enorme soddisfazione riuscire in qualcosa di così affascinante come scoprire "nuovi mondi" anche con solo un telescopio da 30 cm di diametro, usato da un cielo cittadino.

Il pianeta extrasolare scoperto è poco più grande di Giove (1.03 raggi gioviani), poco più massiccio (1.09 masse gioviane) e orbita vicinissimo a una nana arancione, una stella poco più piccola del nostro Sole (0.91 raggi solari), poco meno massiccia (0.89 masse solari) e poco più fredda (5200° Kelvin, di tipo spettrale K1).
Il nuovo pianeta extrasolare ha assunto la designazione ufficiale di KPS-1b, dal nome della collaborazione internazionale che lo ha scoperto e che ha visti coinvolti osservatori e astronomi in Belgio, USA, Russia, Regno Unito, Francia, Olanda, Portogallo, Turchia, Lituania, Canada e, appunto, l'Italia. Il telescopio dell'ateneo senese è l'unico italiano e il più piccolo della collaborazione.
Le osservazioni effettuate a Siena, risalenti al 2015-2016, hanno contribuito a determinare i parametri ricavabili dall'analisi della luminosità della stella durante il transito del suo pianeta. Attraverso la fotometria è stato infatti possibile misurare la dimensione del pianeta, il suo periodo orbitale, di 1.7 giorni, e la distanza del pianeta dalla stella madre, pari a 0.03 Unità Astronomiche (circa 4 milioni di km). Si tratta quindi di un pianeta gigantesco e incandescente il cui anno ha una durata di appena 41 ore.
Questa scoperta è un'altra piccola stella da appuntare al petto dell'Osservatorio dell'Università di Siena, operante nel Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra  e dell'Ambiente, e del suo direttore, Alessandro Marchini, tra gli autori del prestigioso articolo.